Parole al Vento

Signora Quarantena

Sta facendo le valigie, e tra non molto, forse…sembra…spero, se ne andrà.
È entrata nelle nostre case senza chiedere permesso, e ha iniziato a plasmare le nostre vite a suo piacimento. Quante cose si è portata via la Signora Quarantena? Quante cosa, invece, ci ha insegnato?

Come alla fine di un’esperienza qualsiasi, credo venga naturale fermarsi a tirare le somme di quello che è stato e di quello che sarà, no?
Quindi, un po’ alla rinfusa, butterei giù due pensieri a caso…

Quando Gogol’ ci presenta Čičikov, protagonista di uno dei suoi romanzi, ce lo descrive come un uomo “non bello, ma nemmeno di brutto aspetto, né troppo grasso, né troppo magro; non si poteva dire che fosse vecchio, ma nemmeno che fosse troppo giovane”.
Ecco, questa Signora Quarantena me la sono immaginata un po’ così.

Fin dall’inizio abbiamo imparato a camminare dentro le nostre case come in un negozio di cristalli, con la consapevolezza che lo avremmo fatto a lungo. Dovevamo imparare ad essere attenti, a rispettarci più del dovuto, ad evitare inutili incomprensioni.
Abbiamo imparato ad abbozzare, a prenderla a ridere, ad andare oltre.

Siamo entrati nelle case de nostri amici, colleghi, conoscenti, sconosciuti. Abbiamo fantasticato e curiosato le vite degli altri attraverso un quadro, una lampada, una libreria, un letto sfatto.

Abbiamo dimenticato la malinconia della domenica sera, perché il lunedì, in fondo, non sarebbe stato poi così diverso. Nessun treno da prendere, nessun ritardo a farti innervosire.

Abbiamo terminato le riserve di marmellata con cui di solito arrivavamo alla stagione successiva.

Ci siamo sbizzarriti in cucina. Praticamente abbiamo mangiato quello che diceva Benedetta Rossi.

Abbiamo fatto cose che…Angus MacGyver e Luca Sardella sarebbero fieri di noi!

Abbiamo fatto sì che l’ora legale entrasse in punta di piedi, senza che ce ne accorgessimo, senza festeggiarla.

Non abbiamo indossato calze venti denari nelle sere d’Aprile.

Abbiamo visto la natura riprendersi i propri spazi: abbiamo capito quanto siamo stati invadenti ed egoisti.

Non abbiamo potuto salutare chi ci ha lasciato, e abbiamo seguito i funerali da dietro uno schermo.

Abbiamo imparato a parlare da dietro una mascherina. Ma quanto è brutto non far vedere all’altro che lo hai salutato con un sorriso?! E, a scanso di ogni più improbabile citazione, credo che gli occhi non bastino! Ancor più se porti gli occhiali! E non puoi nemmeno dire “ciao guarda che ti sto anche sorridendo”. Ti prenderebbero per pazzo!

Probabilmente abbiamo fatto più attività fisica ora che quando erano aperte le palestre. (Da vedere poi i risultati eh, sia chiaro!)

Abbiamo ballato il tuca tuca col frigorifero. Ok.. “ho” ballato (cose che capitano, abbiate pazienza!)

Abbiamo festeggiato i compleanni dai balconi. Qualcuno ha anche cantato e suonato e applaudito ecc..

Abbiamo scoperto nuove forme di generosità, delle nuove fragilità, dei nuovi egoismi.

Abbiamo imparato l’arte della resilienza, e a dare valore alla parola libertà.

Abbiamo imparato a meravigliarci di noi stessi.

Probabilmente non siamo mai stati così distanti e al contempo così vicini. (Ma io personalmente non ne posso più di video chiamate e chat, e chi più ne ha più ne metta!).

Sotto certi aspetti è stato bello riprendersi le piccole cose che la quotidianità e la frenesia ci avevano rubato.

Erano pensieri alla rinfusa quindi..che dire..alcuni retroscena non sono finiti su questa pagina bianca 😛 ma per il domani che verrà, cerchiamo di essere grati per quello che abbiamo, senza dare nulla per scontato.

Diciamo che a grandi linee questo è quello che mi porto a casa (giusto per rimanere in tema 😉 ) da questa esperienza.

Ora però, cara Signora Quarantena, finisci le tue valige e fai buon viaggio…

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